Carla Armellini candidata del Movimento 5 stelle si racconta

Amici, vi chiedo per una volta un po’ di pazienza e, se vi va, di leggere ciò che vi scrivo a proposito di me, presuntuosa che sono.

Alcuni di voi già sanno che sarò candidata per la nomina a consigliere regionale in Lombardia nelle liste del MoVimento 5 Stelle e mentre lo scrivo mi suona talmente strano…

A mano a mano che le tappe importanti di questo percorso si avvicinano, sento l’autostima sgretolarsi sotto i piedi.

Vi scrivo perché forse vi potrà capitare nei prossimi giorni di vedere o sentire qualche mia uscita e non vi nascondo che ripensando a quanto mi sono resa ridicola nel girare un piccolo “promo” nel quale proprio non mi riusciva di ricordare quali sono le 5 Stelle… be’, mi sorprendo a desiderare di poter scappare lontanissimo… Posso dirlo, però?

Non è facile, specie per chi, come me, in un mondo “normale” starebbe volentieri in cucina dietro i fornelli (e non è uno stereotipo: ho anche avuto un ristorante, una volta. Cucinare è la mia personale forma d’arte).

A voi che siete i miei amici, sento di dovere delle spiegazioni.

Vi ho conosciuto in buona parte ancor prima che il MoVimento si affacciasse ai nostri monitor.

Abbiamo condiviso e condividiamo nella stragrande maggioranza dei casi idee, idiosincrasie, paure, speranze, voglia di fare.

Non mi cimenterò nell’opera, eccessiva per me, di far cambiare idea a chi è convinto che meglio di così l’Italia non possa essere governata.

Mi interessa invece chi la vede come me, e lo so che siamo tanti.

Sono una donna di una perfetta normalità: studi medi con esiti medi, impiego statale, un marito, due figlie e un cane, un appartamento e un mutuo.

Ma poiché faccio parte di quella sorta di “mutazione genetica” (o forse i mutanti sono “loro”..?) immune al fascino di Berlusconi (mi hanno raccomandato di ignorarlo, di non nominarlo, ma non ce la faccio, maledizione!) e dei proclami della Lega, vivo la mia vita impegnandomi ad essere un essere umano, oltre che una brava cittadina: non abuso dei certificati di malattia anche se sono una lavoratrice statale, sciopero quando c’è una giusta causa in ballo, spesso allungo un euro e un sorriso ai mendicanti africani e non vorrei che i Rom fossero chiusi in campi di concentramento.

Sono curiosa delle persone che portano da paesi lontani lingue, usanze, facce, colori e sapori nuovi, non sono affatto inorridita dall’idea che una delle mie figlie possa flirtare con uno “straniero”.

Lo stesso concetto di “straniero” per me non esiste.

Riempio il terrazzo di bidoni di ogni foggia e misura per la raccolta differenziata (e magari vengo giudicata sciatta dalla vicina che svuota indistintamente ogni cosa in un lindo sacchettino al profumo di limone), mi sforzo di tenere le mie figlie il più possibile al riparo dalla devastazione di Italia 1 e del Grande Fratello (non riuscendoci, per altro).

Alcuni tra i miei migliori amici sono dichiaratamente e serenamente omosessuali e hanno partecipato alle mie nozze o al battesimo delle mie figlie senza suscitare particolare scalpore.

Se posso, scelgo di curarmi con la medicina naturale e l’omeopatia.

Non darei mai del “mongoloide” a chi si comporta da stupido e mi arrabbio con chi lo fa.

Compro uova di galline allevate a terra, il biologico e l’equo e solidale.

Detesto lo spreco, l’immoralità dell’usa e getta.

Credo nel potenziale umano, ma mi piace pensare che siamo solo cellule di un organismo fantastico che qualcuno chiama Gaia, al quale dobbiamo tutto.

Mi riconosco in molti colori diversi: il rosso e non me ne vergogno; il verde; il viola; l’arcobaleno e infine il bianco (mai e poi mai nel nero. E già che ci siamo: restituiteci l’azzurro che è un colore bellissimo).

Cerco di informarmi nonostante tutto.

Ad ogni puntata di Anno Zero, ogni volta che sfoglio il Fatto Quotidiano o entro in Facebook o nel Blog di Beppe Grillo ho la curiosa sensazione di collegarmi idealmente a qualche altro milione di “eccentrici” come me, di vivere con loro un momento cruciale per il destino del nostro Paese e della nostra Madre Terra e di avere un ruolo importante in tutto questo a dispetto della mia impreparazione.

Succede anche a voi di sentire di essere quelli che, chissà come chissà perchè, sono usciti da Matrix e vedono la realtà circondati da una moltitudine che invece, senza saperlo, vive nella pura finzione?

Tipo un episodio di “Ai confini della realtà”?

A me l’invito di Grillo ad indossare l’elmetto è risuonato dentro come un gong, non so a voi.

Avete presente quando nelle conversazioni si scivola verso quella odiosa piega fatalista: è tutto un magna-magna, figurati… che posso fare io quando tutto il mondo è uno schifo?

A me questa cosa non va giù.

Io mi sento una merdaccia fantozziana lasciando che tutto sia, limitandomi a torcermi le mani sulla poltrona di casa.

Non è facile indossare il cappotto e uscire per vedere com’è, se c’è qualcosa che io possa fare, se altri come me faranno un passo avanti tra il dire e il fare.

Ho 45 anni, per intenderci: quando uno qualsiasi dei baldi giovani del Meet up veniva al mondo, io ballavo la disco… il senso del ridicolo è inevitabile, il pensiero “ma che ci faccio io qui” incombe.

Però bisogna farlo, è necessario.

Non sarà una giustificazione nei confronti di chi ce ne chiederà conto in futuro, dire che però noi non eravamo d’accordo.

Anche se tutto sembra fare schifo, io credo che questa possa essere una stagione straordinaria.

Non è facilissimo, ma è fattibile: fate un passo avanti anche voi.

Questo MoVimento ce lo stiamo costruendo con le nostre mani.

Non è un partito di plastica né la corte di un giullare.

E’ lo spazio entro cui contiamo qualcosa, anzi: contiamo UNO.

Non c’è un leader che ci fa piovere dall’alto le tavole della legge, non ci sono strutture piramidali, nella rete ci muoviamo tutti come api operose, ognuno come meglio può.

Il MoVimento non è qualcosa a cui aderire, è piuttosto un laboratorio artigiano in cui lavorare.

Rivoluzionario, no?

Tornando a me, vi racconto in breve com’è andata: mi reco alla serata organizzata dal MeetUp sul tema, con l’intenzione di vedere un po’ in faccia le persone cui avrei dato il voto.

A questo gruppo di pionieri però manca la Quota Rosa, perché è davvero troppo pretendere di far entrare un impegno gravoso come questo nella vita complicatissima delle giovani donne che cercano di destreggiarsi nei ruoli di lavoratrici, mamme e persone informate e socialmente attive.

L’appello di Vito cade nel vuoto, “l’altra metà del cielo” giocoforza costretta a rimanere fuori dalla partita.

Chissà quale spirito burlone si è impossessato di me quando alla fine ho alzato la mano…

Insomma, non mi voglio spacciare per una stupida perché in realtà ho un Q.I. più che discreto, ma ho un tale rispetto per ciò che una carica pubblica rappresenta da non sentirmene all’altezza.

Mi espongo al rischio di rimediare figure di pupù, non certo per protagonismo (ve ne renderete conto quando mi vedrete cercare di confondermi con il paesaggio in ogni occasione pubblica che mi capiterà) né tantomeno per calcolo (in quel caso, avrebbe avuto senso scegliere un movimento nel quale si discute di come restituire alla comunità i rimborsi elettorali?).

L’ho fatto solo perché qualcuno lo doveva pur fare!

La prossima volta tocca a voi, però, ok?

Qualcuno mi ha detto che il buon senso di una madre di famiglia applicato alla cosa pubblica potrebbe fare miracoli, supportato da tutte le meravigliose testoline che stanno dietro ad un mouse con le loro variegate idee ed esperienze.

In realtà ci sono altri candidati decisamente più all’altezza di me e certamente non sbaglierete a votare uno qualunque di loro.

Perché comunque alla fine il MoVimento siamo noi!

Il succo del discorso, insomma, è: non importa a chi di noi darai la preferenza, l’importante è che starai con noi quando arriverà il momento di decidere, di proporre, di agire.

Chiamala democrazia dal basso oppure magari populismo, ma vieni a dire la tua, non lasciare che siano altri a decidere il tuo destino.

Le mie sinapsi un pochino attempate non fanno di me un tipo da citazioni, però giuro che se Ombretta Colli me la concedesse, vorrei “La Libertà” di Giorgio Gaber come inno: “LA LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE”.

Non sarebbe meraviglioso?

Se potete, se vi va di farlo, sorreggetemi.

Ne ho dannatamente bisogno…

Karla (quando indosso l’elmetto mi piace farmi chiamare così)

di: Carla Armellini

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